Vado a vivere da solo. Bollette non vi temo!

Sono sempre stato un mammone. L’idea di abbandonare il tetto che mi ha visto crescere per bene 30 anni mi ha sempre spaventato. Al tempo stesso, però, in una piccola parte del mio cervello è sempre balenata l’idea di prendere casa e vivere da solo la mia esistenza. Un po’ tragica come descrizione, lo ammetto. Ma come si fa a rinunciare al caffè del buongiorno della mamma, alla colazione pronta sul tavolo, ai vestiti che magicamente sono puliti e profumati già il giorno dopo, alle cose che scompaiono e che in men che non si dica te le ritrovi davanti agli occhi dopo aver detto “MAMMA”?

Mamma, papà, vi lascio!

Ebbene si. Con forza e coraggio ho preso la mia valigia e ho esclamato “Cari mamma e papà, ho preso casa. Vado a vivere da solo”. Beh, a queste parole le espressioni dei miei genitori sono state particolarmente sarcastiche “Eheh, e ti sai cucinare? Sai lavare i panni? E le bollette come le paghi?”.

source

Tutti fattori ai quali non ho mai pensato se non dopo aver ascoltato mamma e papà. “Ho deciso, devo prendere una strada da solo ed è arrivato il momento di farlo”. I miei mi hanno visto particolarmente deciso. Il cocco di casa che va a vivere da solo è un trauma che ogni famiglia deve vivere. Io non vado a studiare fuori oppure non ho trovato un lavoro che mi obbliga a trasferirmi. Volontariamente ho deciso di lasciare il tetto familiare per assumermi le mie responsabilità. Forse proprio questo ha spaventato e turbato l’animo dei miei genitori. Il figlioletto basso e grasso, è ora diventato alto e magro e ha capito che quella testa sulle spalle la può usare anche da solo senza l’aiuto di nessuno. E a queste comprensioni mio padre ha teneramente esclamato “Ma almeno la domenica vieni a pranzo qui?” Come non ci si può commuovere con queste semplici parole? Eppure ci è riuscito e non ho potuto fare altro che dire “Si papà, ovvio”.

081fe43ed7264c7d460b5481903cc653

Bollette, affitto, convivenza. Ah!

Di esempi ne abbiamo che con difficoltà ma anche con sorriso hanno vissuto la convivenza. Pensate a Friends oppure Will & Grace, serie tv perfette che descrivevano amicizie e amori, traumi e difficoltà, che giovani ragazzi vivevano ogni giorno. Tutto bellissimo. Tutto divertente e le risate di sottofondo registrate, davvero, ti facevano credere che tutto era possibile. Mica parlavano mai di bollette, affitto, di come si lava un bagno o di come si fa la lavatrice?! Ad oggi, nel mio piccolo appartamento di Bellizzi mi ritrovo a concretizzare la mia decisione e a fare cose mai fatte prima. Starò crescendo? (Era quasi ora, direte)

giphy

Di sicuro è una realtà nuova. Svegliarsi e alzare le tapparelle della mia stanza è una sensazione nuova, come del resto non avere la mia cagnolina che mi slinguazza il viso o mia madre che alle otto del mattino è già alle prese con le pulizie di casa. Una sensazione che sto assaggiando pian piano e alla quale penso e ripenso nelle piccole azioni quotidiane. Come lavare i piatti, scendere la spazzatura o sistemare il letto, responsabilità che ho preso volontariamente e che voglio fare. Il tutto però è condito da una chicca che ancora non vi ho raccontato…

Ma stiamo sempre tu ed io. A sto punto andiamo a vivere insieme.

Ad inizio anno, se qualcuno me lo avesse raccontato, non ci avrei mai creduto. Io, con lei, una casa, mah. Difficile a credersi ma bellissimo a viverlo. Io e Stefania abbiamo preso casa insieme. Dopo ricerche, visite alle case, scoraggiamenti e indecisioni, ce l’abbiamo fatta e insieme stiamo condividendo questa esistenza fatta di “Che cuciniamo oggi?” oppure “Li fai tu i piatti?” o ancora “Sono felice!” La convivenza è un passo importante e la si deve concretizzare con la persona giusta. Stefania è la persona con la quale riesco a condividere una giornata nel rispetto e nella complicità, nel sorriso e in un argomento serio.

share-07C86B64-306E-4BCC-A27F-06519740C820

Ce l’ho fatta in poco tempo ed ora devo solo vivere con responsabilità e impegno. Non è semplice gestire una casa e possiamo dirlo, una convivenza. Ci saranno momenti di sconforto come del resto nella vita di sempre. Ma il bello di vivere insieme, sia il lavoro che l’amicizia, è proprio quello di avere sempre una parola di conforto quando serve o  avere a portata di mano una sberla per riattivare gli animi. Proprio perché lei sa ciò che vivo e sa come prendermi.

Polaroid e ricordi

Il mio primo obiettivo è stato quello di “addobbare” la mia stanza. Aver una stanza condivisa con un fratello non mi ha mai permesso di renderla a mia immagine e somiglianza. Ad oggi, posso aprire gli occhi e ammirare la foto che ho poggiato sul comodino ringraziando la vita dei regali che mi ha fatto. Il piumone dei miei e il pupazzo di quando ero piccolo sono sul mio letto perché amo ricordare. La chiamata di mia madre alle otto e trenta è una sveglia che non infastidisce perché non vede l’ora di sentire la mia voce e di sapere come ho passato la notte. Tutti momenti o aspetti di una vita che ho costruito e che ad oggi decido di affrontare da solo, con le mie forze e con i miei sacrifici.

E2BE2BA1-B02B-481A-8645-C8522A5B9163

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...