Francesca Favotto, una giornalista che racconta il vero amore

Sono sempre stato un curiosone. Facebook in questo mi aiuta molto. Non posso fare a meno di leggere i post delle persone che ammiro e leggere dettagliatamente i loro pensieri. Sono pochi gli account che seguo con stima e approvo ciò che espongono in quelle poche righe. Poi, ci sono personalità che fanno del proprio profilo un vero e proprio diario. Non con lo spirito di raccontare “sfacciatamente” la propria vita o per vantarsi di tutto ciò che fanno e hanno. Lo fanno semplicemente per raccontare, in modo dolce, il proprio stato d’animo e tutto l’amore che circola nelle vene. Quell’amore che dal cuore raggiunge i polpastrelli così da riportare virtualmente la vita che circonda.

Non tutti sono capaci di raccontare l’amore. Molti lo fanno in modo banale, altri smielato. Poi c’è lei, in punta di piedi, quasi silenziosamente, con frasi che toccano nel profondo il tuo essere sentimentale e anche piagnucolone. Francesca Favotto, giornalista, narratrice, ufficio stampa, amante della vita.

Perché ho deciso di raccontare di lei? Perché lei sì che ha una storia unica da raccontare. E’ una persona nella quale mi rivedo molto e dalla quale posso imparare, sia da un punto di vista professionale sia e soprattutto da un punto di vista umano. L’ho definita la giornalista dell’amore. Non mi sono mai piaciuti i professionisti che si limitano a raccontare senza emozione e senza mettere un po’ della propria esistenza in quello che fanno.

Immagino Francesca che immerge la propria piuma in un calamaio di inchiostro e sentimenti. Sono parole in chiave vitale e punteggiatura di sospiri e lacrime che trattengono le emozioni.

L’ho sempre seguita sul web e poi grazie alla presentazione di un libro, ho avuto l’onore di incontrarla dal vivo. Mi ha sorriso e ho ammirato i suoi occhi attraverso le lenti dei suoi occhiali. Occhi piccoli ma nei quali ti puoi perdere per tutto ciò che hanno vissuto. Da curioso quale sono le ho chiesto di raccontarsi e di parlarmi della sua visione dell’amore.

Francesca Favotto Storie Uniche

1. Racconta di tre in tre frasi.
“E se c’è un segreto | È fare tutto come | Se vedessi solo il sole” – Elisa
“Ho compreso, infine, | che nel bel mezzo dell’inverno, | ho scoperto che vi era in me | un’invincibile estate”. – Albert Camus
“Cadi sette volte rialzati otto” (Proverbio Giapponese)
2. Ti sei mai chiesta “Se non avessi scelto questa strada, cosa avrei fatto nella vita?”

Non ho scelto io questa strada, ma è stata la strada a scegliere me. Potenzialmente avrei potuto fare tutto e potrei ancora fare tutto nella mia vita, ma non sarei stata mai così felice, come quando scrivo. Per me è un’urgenza, un bisogno: la sento proprio crescere dentro di me quell’esigenza di buttare nero su bianco i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie curiosità. Quasi un malessere, che subito dopo diventa una sensazione di benessere, di pace. In mezzo alle parole – scritte, lette, pensate, ascoltate – sto bene. Scrivere è la mia dimensione. Il giornalismo ne è una piccola sfaccettatura.

3. Ad oggi sei soddisfatta della strada che hai intrapreso? 

Lo sono sì, non sono soddisfatta delle condizioni in cui versa il mondo del lavoro, e più nello specifico, del giornalismo: chi scrive da sempre è visto come un perdigiorno, non fondamentale negli ingranaggi del mondo lavorativo. Sembra che chiunque possa essere in grado di comunicare bene. E invece no, comunicare con il giusto grado di emozione e di professionalità non è cosa di tutti, appartiene a pochi. Purtroppo che a questi pochi non venga riconosciuto.

4. Il mondo del giornalismo non è per niente semplice ma quando c’è la passione e quell’emozione di mettere nero su bianco, tutto svanisce. Tu come affronti questo mondo e quando hai capto che sarebbe stato il tuo posto nell’universo?

Al momento sono abbastanza disincantata: vedo una professione meravigliosa prendere botte e disgregarsi sotto i colpi della comunicazione fatta a casaccio, senza tutele, senza riconoscimenti, come dicevo prima. Prendo quello che viene e cerco di conquistarmi quello che riesco. Finora non ho mai mollato e credo che continuerò a scrivere finchè avrò vita. L’ho capito tardi, ma l’ho sempre saputo che avrei lavorato in quest’ambito: ho cominciato a esercitare la professione quasi 10 anni fa, ma a scuola la materia in cui andavo meglio era italiano e i miei temi erano sempre da 10. Poi amavo leggere, informarmi, parlare, comunicare… da piccola fingevo di presentare i telegiornali. Una forma di giornalismo/comunicazione che mi piacerebbe intraprendere e in cui sarei a mio agio è quello della radio: mi piacerebbe presentare un mio programma che possa coniugare intrattenimento, informazione e ottima musica. La musica è un’altra delle mie più grandi passioni, seconda solo alla scrittura. Immersa nella musica, non ho mai sperimentato sofferenza o dolore; la musica unisce. La musica per me è tutto e ne sono una grande consumatrice.

5. We For Wedding, un bellissimo progetto che ti vede protagonista all’interno di un portale dove l’amore e il velo bianco sono i perni principali. Ricordi il momento esatto in cui hai dato iniziato a questo percorso? 

We for Wedding è la mia creatura, il mio sito. Lì dentro parlo principalmente d’amore, ma alla mia maniera, dal mio punto di vista. Lì sono racchiusi i miei pensieri più profondi, la mia parte più vera. Parlo del mio rapporto con Teo, delle mie paure, di ciò che mi succede, di ciò che succede intorno a me, di ciò che mi ispira, delle cose belle che ci passano accanto… Ricordo sì quando lo aprii: era marzo del 2012, un momento in cui avevo poco lavoro, ma siccome amavo scrivere e non volevo perdere la mano, decisi di aprire il mio blog – dapprima su Style.it (ex sito Condè Nast, ndr), poi è diventato indipendente: qui mi permettevo di parlare di matrimonio in maniera più personale, più soggettiva. L’anno successivo, nel 2013, aprii la sezione DuemilaeCredici, dedicata al pensiero positivo e all’ottimismo. Quell’anno si aprii nel peggiore dei modi, ma io decisi che il pessimismo non avrebbe avuto la meglio su di me. E così, mi misi a scrivere di tutto il buono che ancora mi pareva di scorgere nella nebbia della vita. E me ne tirai fuori.

Francesca Favotto Storie Uniche Intervista

6. L’amore, per Francesca è? 

L’amore è tutto. Ma soprattutto spirito di sacrificio. Pensateci: solo se si ama davvero, si rinuncia a qualcosa, ci si mette in gioco, si mette sul piatto quanto di più caro si ha (il proprio tempo, il proprio impegno, il proprio fegato). L’amore non è una passeggiata, anzi. E nemmeno rose e fiori. Spesso si fa l’errore di confondere l’innamoramento con l’amore: il primo è la fase iniziale, in cui si cammina a un metro da terra. Il secondo è quando si sceglie di restare, nonostante sia più allettante e semplice proseguire da soli e altrove. Amare è l’infinito del verbo restare. Io resto non solo perché amo te, ma perché amo quello che abbiamo costruito insieme, amo costruire con te.

7. Se ti dovessi identificare con una canzone, quale sarebbe? 

Senza dubbio alcuno, “Una mano sugli occhi” di Niccolò Fabi. Sembra che sia stata scritta per me e Matteo e descrive esattamente l’amore per quello che è. Come dicevo prima, l’amore “Non è più baci sotto il portone | Non è più l’estasi del primo giorno | È una mano sugli occhi prima del sonno”. E’ rimanere, fino alla fine e desiderare di andarsene prima di chi amiamo, perché senza di lui la tua esistenza non avrebbe più senso. E poi Niccolò è il mio cantautore preferito in assoluto: consiglio di ascoltare in modo profondo i suoi brani, sono balsamo per la mente e il cuore.

8. Sei giovane, innamorata, solare e coraggiosa. Come non è Francesca?

Non sono affatto così coraggiosa e solare come sembro. Con questo non significa che fingo, anzi: sono come mi si vede, trasparente e limpida. Ma ho dei lati oscuri e insicuri che mostro molto poco, quasi mai: ho paura del rifiuto, ho paura di restare da sola, ho paura di non sapermela cavare quando occorre. Così, per mettermi alla prova, mi isolo e non chiedo mai aiuto, forse proprio perché sin da piccola sono stata abituata a cavarmela da sola. Finora ce l’ho sempre fatta, ma ciò non vuol dire che non tema il fallimento, anzi. E poi non sono paziente, ma ho dovuto imparare: la malattia, il successo sono fatti di lunghe attese, la tua vita viene messa in pausa numerose volte e non sai quando potrà ravviarsi. E tu non puoi fare altro che sederti e attendere che vengano tempi migliori.

9. Storie Uniche racconta di personalità che fanno la differenza ed ogni persona è unica nel suo genere. Tu in cosa ti senti unica rispetto al resto del mondo? 

Sono unica perché cerco sempre di fare la differenza in positivo nelle vite di chi mi incrocia: con un sorriso, una parola gentile, un abbraccio, una soluzione, una mano. Spesso non ci rendiamo conto del bene che possiamo fare con un piccolo gesto. Sono una ferma sostenitrice dei piccoli gesti.

10. Consiglia un libro che hai amato e di cui ad oggi non puoi fare a meno.

E’ un grande classico, ma per me intramontabile: “Cime tempestose”, una delle storie d’amore più tormentate e intense di sempre. E la canzone di Kate Bush esprime bene in musica questo sentimento. Parole e musica, un connubio imprescindibile per me. Da sempre, per sempre.

E dopo tutte queste parole, questi periodi, questi paragrafi, anche per me che sono un logorroico risulta difficile chiudere questo articolo. Vi do solo un consiglio: rileggete, immergetevi in ogni singola parola e fate tesoro di questo viaggio tra musica, dolcezza e vita. Francesca ha colto perfettamente il senso del mio blog: l’unicità è di tutti e va narrata, deve essere letta, deve essere condivisa.

“Amare è l’infinito del verbo restare. Io resto non solo perché amo te, ma perché amo quello che abbiamo costruito insieme, amo costruire con te.”

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